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Cantù, presidio della Lega contro la moschea nel capannone di via Milano

Molteni: "Gravissima la sentenza del Tar che ha autorizzato in quel luogo la preghiera del Ramadan"

Il presidio della Lega a Cantù sabato 19 maggio 2018 (foto dalla pagina Facebook di Nicola Molteni)

Mobilitazione della Lega a Cantù nella mattina di sabato 19 maggio 2018 fuori dal capannone di via Milano, al civico 127, dove la comunità islamica era riunita in preghiera per il Ramadan. 
Un presidio cui ha preso parte il deputato canturino Nicola Molteni, quotato in questi giorni per il ruolo di Ministro dell'Interno nel nuovo Governo Di Maio-Salvini.

In settimana il Tar ha annullato il divieto, imposto dal comune di Cantù, di festeggiare il Ramadan nel capannone. E così, come annuciato, sabato mattina la Lega ha voluto fare sentire la propria voce contro questa decisione.

Lo sfogo del deputato leghista Nicola Molteni

"In questo momento la Lombardia e in particolare la provincia di Como sono al centro di inchieste sul terrorismo di matrice islamista - ha detto Nicola Molteni, raggiunto al telefono da QuiComo- Solo negli ultimi mesi ricordo gli arresti a Fenegró e a Como dove estremisti radicalizzati sono risultati direttamente legati a gruppi terroristici. Alla luce anche di questi fatti la nostra provincia non ha bisogno di nuove moschee, ma deve chiudere quelle che ci sono. Già la moschea di Como, in via Pino, è al centro di indagini, autorizzarne una abusiva a Cantù, grazie alla sentenza di un Tar, eleva il rischio di insicurezza nel nostro territorio. Con questa sentenza il Tar legittima un luogo abusivo su cui c’è un processo in corso: quello che sta accadendo è gravissimo, la sentenza del Tar è gravissima.

Le comunità islamiche  - ha proseguito il deputato leghista- non hanno mai sottoscritto intese con lo Stato italiano e quindi non hanno diritto a nulla. Nonostante il Tar noi siamo lì, saremo sempre lì. La comunità islamica ha comprato il capannone di via Milano 12 - ha continuato Molteni - e non l'ha ancora pagato; è abusivo perchè la destinazione urbanistica non prevede che sia luogo di culto.
Il Comune di Cantù ha impugnato la cosa davanti a tutti gli organi amministrativi, a fine mese ci sarà la sentenza del Tar e lo stesso Tar, in attesa di decidere se lì si può pregare o meno, decide di fargli festeggiare il Ramadan: è gravissimo, è come un’anticipazione di sentenza.

Tra l'altro - ha spiegato Nicola Molteni- la decisione del Tar dice che dentro il capannone possono entrare fino a 99 persone, obbligando il comune a verificare, cosicchè le forze di polizia devono stare lì a controllare invece di occuparsi di altre cose. In passato era stato violato il numero, c’erano fino a 600 persone.
Noi siamo lì, io sono molto preoccupato per la sicurezza, perchè non sappiamo chi sono,  tra l'altro non sono tutti residenti a Cantù e la nostra, come detto, è una zona attenzionata.

Non è una battaglia religiosa- ha precisato Molteni, ma di sicurezza e civiltà. Finchè le comunità islamiche non sottoscrivono un'intesa con lo Stato non possono accampare diritti".

La risposta del Tar è arrivata lunedì 27 agosto 2018: il ricorso dell'associazione islamica è stato respinto. Il Tar ha quindi dato ragione al comune di Cantù.

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