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Moschea a Cantù, ricorso respinto: no alla preghiera nel capannone di via Milano

Il Tar dà ragione al Comune brianzolo che aveva ordinato agli islamici di non usare l'immobile come luogo di culto

Repertorio

No alla moschea nel capannone di via Milano a Cantù: il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso dell'associazione culturale Assalam contro il comune brianzolo che nel giugno dello scorso anno, aveva ordinato agli islamici di smetterla di servirsi dell'immobile come luogo di preghiera anche in occasione del Ramadan. Capannone finito al centro delle polemiche negli ultimi anni. Come riporta l'Ansa, i giudici milanesi della seconda sezione del Tar nel respingere nel merito il ricorso dell'associazione contro l'ordinanza comunale spiegano che "il rilevante numero di persone che entra nell'immobile, in occasione delle feste religiose" rappresenta un utilizzo "dei locali che, per la sua incidenza urbanistica ed edilizia, necessita del previo rilascio di un permesso di costruire" specifico. Insomma, scrive sempre l'Ansa, un capannone costruito per uso commerciale, industriale o artigianale non può essere utilizzato come un "luogo di culto" dove entrano centinaia di persone in occasione delle "feste religiose" con un rilevante impatto urbanistico sulla città.

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Il commento della Lega

"Esprimo enorme soddisfazione per la sentenza del Tar della Lombardia che dà ragione al comune di Cantù - commenta il deputato della Lega e sottosegretario all'Interno Nicola Molteni che lo scorso 19 maggio aveva partecipato a un presidio di protesta proprio fuori dal capannone in cui gli la comunità islamica era riunita per la preghiera del Ramadan - : la moschea di via Milano 127 è abusiva e illegale. Dopo anni di battaglie e di manifestazioni promosse dalla Lega canturina, alle quali Matteo Salvini ha dato grande sostegno per denunciare la violazione delle regole urbanistiche del Comune e della legge regionale, giunge una vittoria storica. Finalmente è stata ripristinata la legge e la legalità. La sicurezza dei canturini ha sconfitto l’arroganza e la prepotenza di chi utilizzava un capannone industriale come moschea". 

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